Onda Libera
Un blog libero da ogni barriera-
febbraio 26th, 2012Cultura
Ho recentemente riletto Zen and the art of motorcycle maintenance (Zen a l’arte della manutenzione della motocicletta, ZATAOMM d’ora in poi per inveterata pigrizia), di Pirsig. Si tratta, per me, di uno di quei libri che dividono la mia vita in un prima ed un dopo: ha avuto un impatto notevole nel mio modo di pensare, mi ha obbligato a mettere in discussione varie cose e mi ha fatto esclamare piu’ volte “ma si’, e’ proprio cosi’!”.
La prima volta che l’ho letto, c’est a’ dire: questa volta no. E’ stato piacevole, interessante: ma niente di veramente nuovo. “Ovviamente, come fa ed esser nuovo qualche cosa che hai gia’ letto?”. Beh. Sono passati 10 anni, e parecchia acqua sotto i ponti. Io sono cambiato. Quando rileggo un romanzo letto dieci anni fa, mi accorgo di ricordare alcuni passi, magari a grandi linee il modo in cui va a finire, ma questo e’ quanto: si tratta sostanzialmente di un libro nuovo. E cosi’ e’ stato anche per ZATAOMM: non mi ricordavo quasi nulla, se non la domanda “che cosa e’ la qualita’”, la conclusione (sbagliata) e che aveva a che fare con delle motociclette.
Insomma, un nuovo libro: ma gli elementi filosofici, quelli che a suo tempo mi aveveno tanto colpito, non erano nuovi. Non perche’ li ricordassi: perche’ sono parte di me. Anzi, perche’ ho la netta impressione di esserci arrivato da solo, di essermeli guadagnati. Perche’ a 18 anni manca un po’ di vita nella pancia, manca un po’ del materiale a cui applicare una serie di nozioni: per quando mi sembrassero sensate, poi ho fatto per conto mio la maggior parte degli errori che vanno CONTRO il concetto di Zen nella tecnologia. Ovviamente. Ed in qualche modo sono arrivato dall’altra parte.Probabilmente ZATAOMM aveva lasciato dei semi in me, che sono germogliati quando c’e’ stato il terreno su cui crescere (sfortunatamente, come tutti i terreni fertili, composto principalmente di cadaveri); oppure semplicemente ho compiuto il mio percorso. Fatto sta che la sensazione principale che ho provato, rileggendolo, e’ stata “oh, si’, certo, questo lo so, e’ ovvio”.
Eppure so anche che non e’ cosi’ ovvio, che a suo tempo la cosa mi aveva colpito.
E’ strano.
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gennaio 11th, 2012Vita
Ebbene si’, ho avuto il mio primo Guru, probabilmente parte di quelle necessita’ storiche come la perdita del primo dente da latte o la prima malattiva venerea. Come chi mi conosce puo’ probabilmente immaginare[*], ho reagito molto bene al mio primo Guru: l’ho odiato praticamente dall’inizio.
O meglio, no, all’inizio l’ho ascoltato, diciamo per un’ora; poi l’ho odiato per parecchi giorni, per poi passare ad un semplice fastidio, e terminare con fastidio misto a pena. Il fastidio e’ rimasto perche’ ero OBBLIGATO ad ascoltare i suoi blateramenti videoregistrati mistico-filosofico-religiosi di quart’ordine sulla vera natura dell’universo che e’ percepibile SOLO tramite la sua personale meditazione, e sul raggiungimento della vera pace, vera felicita’, vera armonia. Cavolo, vuoi vedere che quelle che avevo prima erano patacche come i Rolex da 20 euro che ti vendon a Bangkok?Ora: cosa ci facevo li’ ad ascoltarlo, per dieci giorni? Da un lato l’ho gia’ detto, sono dotato di solidi principi morali, io: sono curioso e sconsiderato. Dall’altro, son stato parzialmente fregato.
Tags: corso, guru
Ora, io volevo imparare a meditare; per lo meno UNA forma di meditazione, per poi vedere di trovare la mia preferita. Questo corso di meditazione prometteva bene: non religioso, non interessato a questioni filosofiche, ma puramente alla tecnica di meditazione, basato sulle donazioni e sul lavoro volontario; molto duro, del resto, dieci (quasi undici in realta’) giorni di silenzio assoluto, segregazione sessuale, uomini da un lato, donne dall’altro, sveglia alle 4 di mattina, piu’ di undici ore di meditazione al giorno, divieto di fare qualunque altra cosa, scrivere, leggere, attivita’ fisica e quant’altro. Abbastanza da stimolare la mia curiosita’.
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dicembre 8th, 2011Cultura
Non so voi, ma io ho sempre pensato che la meditazione fosse una delle attivita’ piu’ noise della terra, insieme probabilmente a fare il parlamentare (ma ci pensate? Ascoltare discorsi di parlamentari tutto il giorno? Roba da suicidio).
Insomma: ci si siede li’, e non si fa nulla. Si cerca di non pensare, o meglio, si cerca di non cercare nemmeno, o insomma, ecco, si svuota la testa senza desiderare farlo (e lo so che per alcuni e’ piu’ facile che per altri).
Tutto qui, no?
Noioso. Noiosissimo. La quintessenza della noia, eccettuato ascoltare qualcuno che non sa farlo raccontare barzellette di Pierino che si conoscono gia’.I miei solidi principi morali (curiosita’ e inconscienza) mi hanno fatto decidere di imparare a meditare, e di recente sono andato a un corso. Uno di quelli tosti, stile sopravvivenza estrema: dieci giorni di silenzio completo, sveglia alle quattro di mattina (“ah, ma non si va a dormire a quell’ora?”), 12 ore seduti a meditare, colazione alle sei e trenta, pranzo alle undici di mattina e niente cena. Una cosa cosi’.
Ora, ho varie annotazioni da fare, su cosa e’ stato difficile, cosa facile, cosa insopportabile; ma per ora vorrei semplicemente fare alcune considerazioni sulla noia. Sulla noiosita’ della faccenda, o per lo meno sulla sua presunta noiosita’.
Perche’ non so gli altri: ma io non mi sono annoiato affatto. La mente, per lo meno la mia mente, si oppone con tutte le forze a farsi calmare, a farsi svuotare, a diventare “single pointed”. Fino a qui niente di nuovo: lo sanno tutti, e’ proprio per questo che si medita. Solo che, dopo aver provato un paio di volte a distrarmi con le cose standard, progetti e lamentele sul passato, senza successo, la mia mente ha cambiato strategia: e’ andata in modalita’ narrativa. Mi ha presentato articoli, racconti e storie fatte e finite, scrivendole davanti ai miei occhi, e pure divertenti, di solito. Poi si e’ data al tecnicolor: io sono di quelli che hanno la fantasia in bianco e nero, sono molto verbale, molto tattile, non troppo visuale, come ben sa chiunque mi abbia visto disegnare vignette, in quanto di norma mi DEVO mettere nella posizione che intendo disegnare. Durante la meditazione (o i tentativi di meditazione) la mia fantasia e’ passata al tecnicolor, con stereo surround e effetti speciali di ogni tipo). Insomma, un cinema.
Divertente. Interessante. Decisamente NON noioso.Ora: lo so, lo so che NON stavo meditando. Ci stavo solo provando. In effetti la parte piu’ interessante e’ scemata nel giro dei primi giorni, e verso la fine alternavo periodi di pseudomeditazione (mente vuota, circamenoquasi) a periodi di progettualita’, di “oh cazzo, ma io dovevo meditare, non pensare a cosa faro’ a 75 anni”, e periodi di noia estrema (lasciamo perdere il dolore fisico, quello e’ un capitolo a parte). Ma parte della meditazione puo’ davvero essere divertente, soprattutto mentre la mente cerca di opporsi.
Tags: cinema
Secondariamente, e’ molto buffo trovare a scindere, nel parlare “me” e “la mia mente”, perche’ di solito dovremmo essere la stessa persona. Cosa. Entita’. Insomma, ci siamo capiti. -
novembre 29th, 2011VitaVi capita mai di sentirvi machi*? A me succede, talvolta.
Mettiamola così.
Quando ero adolescente, vedere certi trentenni piacioni nelle pubblicità rimirarsi e scrutarsi nello specchio con sguardo languido ed autocompiacente provocava conati di vomito paurosissimi. Hey, cretino, ma come ti guardi?
Ora che sono quasi a metà dei trenta, ogni tanto mi sorprendo a lanciarmi occhiate seduttrici mentre mi faccio la barba o cerco di distogliermi dai capelli che si diradano. E volgo imbarazzato lo sguardo.
Perchè c’è da dire che probabilmente, nonostante l’età insegni, machos ci si nasce. E io, modestamente, non lo nacqui. Quel misto di fisicità ed abbrutimento intellettuale che fa la fortuna dei tapini della compagnia delle indie da noi non si è proprio fatta vedere. No, no. “Però ho su l’ultima distro di linux!”. SighLe fidanzate che incontriamo nel nostro percorso, povere, ce la mettono tutta: nei momenti caldi cercano di illuderci che siamo delle bombe del sesso, che siamo irresistibili, veri animali dell’alcova, e a noi, che le ricambiamo con uno sguardo rovente quanto quello del criceto Hamtaro, viene spesso da chiederci se non stiano cercando di autoipnotizzarsi con questo mantra (cfr. ”è carino, è carino, ce la puoi fare, lo puoi baciare senza che ti avvizziscano le labbra, dai, dai!”).
Però, vuoi la pubblicità, vuoi gli anni, qualche volta ci credi; l’effetto dura fino alla prima lavata, o alla prima sbarbata, ma c’è (ci sono altre maniere per e-macharsi, ma ora non mi vengono). Ti senti sonnolento e minaccioso, un dannato distributore automatico di testosterone che ha difficoltà con la tabellina del sei. Al sei per uno.
Stamani mi sono alzato dopo un meritatissimo sonno, e mi sono trovato in tali condizioni. Mi sono rimirato allo specchio, capello lungo sconvolto, barbazza sfatta, e ho grugnito di soddisfazione.Un pensiero coerente si è formato nel mio unico neurone acceso: sono a pranzo con un amico. Un amico UOMO. E quindi magari a lui del mio testosterone non gliene frega proprio niente.
Sono sceso in paese per comprarmi dei rasoi, sennò niente barba. Giorno di mercato, prima primavera, piena di signorine, ciondolando con aria assonnata le guardavo un pò stupito come dire “hey! guardatemi! sono una bomba del sesso! un animale dell’alcova! Come fate a non accorgervene? sei per uno? NON LO SO!!”, perdendomi in ragionamenti tortuosi tipo “eh non mi guardano perchè sono troppo sexy, sennò sai come son fatte le donne, eh…”. Come son fatte le donne? Non lo so, non ne ho idea. Ma sull’ultima distro di linux c’era scritto qualcosa in merito. Credo.
Incontro l’amica D. che lavora in una bancarella del mercato col padre. “Ti trovo carino stamattina, fulvio, cos’hai di speciale? E, che cos’è questo rumore?” E’ il mio orgoglio macho che si gonfia, tesoro. Si, solo quello per ora. Me ne vado a comprare i rasoi nell’emporio, digrignando virilità e ormoni. I rasoi sono in cassa, me ne accorgo solo quando sono lì. Senza volere, passo davanti ad una signora sulla cinquantina.
“Scusi, signora, non l’avevo vista!”
“No, beh, non si preoccupi, prenda, prenda pure”Mi lancio in una imitazione (nella mia testa) di un sorriso alla Brad Pitt che grida “grazie, bambina, di essere una mia fan”, e la signora cala come una mannaia sul mio collo.
“Si si, io lascio passare avanti sempre tutti: anziani, bambini….uomini. Sì, sa, insomma, no…. ehm… capisce” ammicca la signora alla cassiera.Ecco. Questo è un altro metodo per demachizzarsi molto, molto velocemente.
Tags: macho -
agosto 3rd, 2011PoliticaIn sud est asiatico comincio ad intuire uno dei tanti motivi per cui gli USA non la possono avere vinta, per lo meno non con la violenza, per lo meno non sul lungo periodo.
La minaccia di violenza presuppone che il minacciato tema cio’ che gli o le si presenta, giusto? Bene: qui, in Thailandia o Laos per lo meno, c’e’ gente capace di ascoltare, il loop, a tutto volume (e sostanzialmente con l’ampli in distorsione) lo stesso CD per giorni e giorni. Lo stesso. Tendenzialmente Tracy Chapman (che mi era indifferente fino a qualche mese fa, ed ora non sopporto) e the very very many best of Bob Marley. Ovviamente in pubblico, o meglio, nei locali pubblici, di solito piazzati in luoghi che uno si immagina silenziosi, come spiagge paradisiache o valli fluviali infrattate. E invece no. Il dannato ciddi’ in loop per giorni e giorni. E tu da visitatore ci passi solo qualche ora al giorno, qualche giorno e poi via, verso un altro luogo paradisiaco con un diverso (si spera) stramaledette ciddi’ in loop. Chi ci lavora no, si becca lo stesso ciddi’ per giorni, settimane, mesi (anni, a giudicare la gioia con cui mettono a ripetizione Zombie dei Cranberries e, orrore, la macarena nonche’ asererie’). Non solo se lo becca: ci li lavora lo mette su, il ciddi’. E se lo stereo pietosamente si guasta, lo ripara. Se il ciddi’ si rompe, ne ha pronta una copia. Se va via la luce, canticchia (nowommannoccry con accento thailandese non lo raccomando dopo i pasti), non sia mai che ci sia del silenzio. Insomma, per loro non e’ una sofferenza: e’ un piacere. E’ sanuk (divertimento).
Certo che gente del genere, se la mandi a Guantanamo Bay, poi si sente in vacanza.
Tags: usa -
agosto 1st, 2011Viaggi
L’Organic Bar Cafe’ di Vang Vieng (Laos) e’ internazionalmente noto per avere il peggior servizio della storia della ristorazione. Non solo il servizio e’ pessimo: ma il nome di ogni pietanza e’ immancabilmente accompagnato, sul menu’, da un aggettivo, tipo “le fantastiche colazioni”, “le stuzzicose zuppe”, “le mirabolanti occidentalate”, segno da solo di un ristorante DAVVERO pessimo (e cosa sufficiente a farmi prudere le “delizione manine incazzose”). Ovviamente l’Organic Bar Cafe’ e’ sempre pieno: in parte perche’ alcuni dei clienti attendono il caffe’ da due setimane (e non pochi sono semplicemente finiti in coma durante l’attesa); in parte perche’ nessuno riesce a credere che il servizio possa essere davvero cosi’ cattivo, e vuole provare sulla propria pelle.
C’e’ di piu’: molti degli avventori sono ala propria seconda visita, in quanto si sono detti “la prima volta sara’ stata sfortuna, questa volta andra’ meglio“. In questo modo alcune persone hanno passato fino a due mesi sulle orrende sedie di plastica, ottenendo in cambio della zuppa sbagliata delle irrimediabili malformazioni ossee. Ma molti dei presenti sono semplicemente in pellegrinaggio religioso: si possono incontrare monaci cristiani desiderosi di espiare con la sofferenza i propri peccati, e monaci buddisti impegnati ad addestare il proprio non attaccamento alle cose materiali (e piu’ di un monaco di e’ ritrovato a dover scontare altre dodici vite come scarafaggio per aver urlato, dopo soli 4 giorni, “porco cane, l’avevo chiesto con il latte fresco il caffe’, non con il latte condenasto Nestle’!“)
C’e’ pero’ chi giura che dopo solo una settimana passata ad attendere varie ore alla volta portate giunte in ordine completamente casuale (tipo, “ammazzacaffe’, parmigiano per la pasta, forchetta, poi il vino, caffe’, pasta ma senza sugo, pane, cotoletta ma niente contorno, dolce, contorno, antipasto“), il satori e’ assicurato. Altri giungono invece alla consapevolezza nichilista che NULLA ha senso: che il riso portato in tavola due ore prima della pietanza a cui sarebbe (nel migliore dei mondi possibili) associato non e’ piu’ assurdo del riso servito caldo e fumante ASSIEME alla pietanza. In questa ottica, non esiste piu’ sofferenza e caos, perche’ non esiste alcun ordine con cui confrontare il caos.
Stranamente, anche i nichilisti poi passano un paio di giorni all’Hilton per riprendersi.
Tags: laos -
luglio 28th, 2011Internet
Il metodo di lavoro chiamato Open Source ha dato risultati strabilianti nel campo dell’informatica, eppure pochi si sono chiesti come ciò sia possibile.L’Arte della Programmazione
Come è noto a chi se ne occupa, programmare un sistema software è molto simile a creare un’opera d’arte:
(a) in entrambi i casi si produce quasi sempre qualcosa di cui è difficile valutare a priori la difficoltà, privo di una utilità pratica apparente e comprensibile, nel migliore dei casi, al solo creatore;
(b) non ci sono ricette precise per ottenere qualche cosa di veramente valido;
(c)tutto dipende fortemente da creatività, estro, umore e condizioni digestive dell’autore e
(d) costa troppo, molto più di quanto sembri sensato ad un essere raziocinante.(*)In realtà, tra la programmazione e l’Arte ci sono solo due differenze fondamentali: in primo luogo, la prima non fa colpo sulle ragazze. Secondariamente, non succede spesso che una brutta canzone provochi da un giorno all’altro, per esempio, la paralisi dell’intero traffico aereo occidentale.(**)
L’ingegneria del Software
La nostra società ha però compiuto la scelta di affidare buona parte della propria esistenza al software: a causa di ciò, molte persone, alcune di queste anche rispettabili e non solo interessate alle notevoli quantità di denaro in gioco, si sono dedicate al compito di trasformare l’arte della programmazione in ingegneria del software, eliminando parte dell’alea e dell’imprevedibilità creativa dal compito. L’obiettivo principale della disciplina dell’ingegneria del software sarebbe quindi permettere a un committente di definire chiaramente quello che vuole e di ottenere qualche cosa di ragionevolmente simile, ad un prezzo che ricordi in qualche modo quello concordato(). Mentre quello che succede ora è l’equivalente di commissionare un ponte e vedersi consegnare una diga che, però, se guardata dal lato giusto, e percorsa solo da destra verso sinistra, ma mai di giovedì, può anche fungere da ponte. Ora, certo, anche l’ingegneria seria ha avuto ha avuto i suoi piccoli incidenti di percorso, vengono in mente la diga del Vajont, l’Apollo13, uno Space Shuttle su due(), la Duna e un paio di ponti crollati per il vento o perché le persone avevano aspettative esagerate, tipo passarci sopra; ma si tratta di minuzie, quasi sempre in realtà errori dovuti al marketing. (****)
In realtà, il VERO scopo dell’ingegneria del software è permettere a uno oscuro individuo chiamato simpaticamente “project manager” (***) di gestire un gruppo di persone più intelligenti di lui mentre fanno cose che lui, non sapendone nulla di informatica, non capisce. Non si tratta di un problema da poco, soprattutto considerando che i programmatori hanno lo stesso innato spirito di collaborazione tra loro di un branco di gatti maschi infoiati, anche se lasciano un odore un po’ peggiore. (****).Dopo qualche anno (circa venti) ci si è accorti che non era facile, anche dopo aver tentato di risolvere il problema della differenza intellettiva tra manager e programmatori scegliendo programmatori più stupidi.(********) Soprattutto, ci si è accorti che era difficile rispettare le scadenze e migliorare il prodotto sia frustando gli informatici, sia mantenendo il gruppo di lavoro sottodimensionato per il 90% del tempo per poi raddoppiarlo verso la fine del progetto: è stata infatti scoperta la ormai famosa legge informatica della maternità: “ci vogliono nove mesi per fare un bambino, non importa quante donne si mettano all’opera”.
Tags: linux, open source
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giugno 5th, 2011InternetE insomma che non è giusto, che i grandi a noi blogger non ci danno mai ascolto, nemmeno quando abbiamo ragione ad esempio. Ad esempio: quando un blog smaschera i criminali magari la polizia non lo legge neanche e non arresta i colpevoli, lei no, aspetta che glielo dicono gli altri perchè a noi non ci crede. E i giornalisti che ci rubano le idee, sì, ce le rubano, quando noi scopriamo i blog che denunciano i criminali loro rilanciano la notizia e non si sognano di dare a Cesare quel ch’è di Cesare*, ai blogger quel ch’è dei blogger, e per finire sui giornali o andare in televisione bisogna che togliamo le pecette, che freghiamo gli americani (anche se forse loro volevano che andasse a finire proprio così e l’hanno fatto apposta, e anche se forse non è proprio vero davvero che siamo stati i primi, ma chi se ne frega, ormai è andata), e allora guarda qui: zack-TG5, zack-quotidiano, zack, hai visto mamma? Yu-huuu, sono qui! Fai partire il videoregistratore! O ad esempio: quando i grandi che fanno la politica aprono i blog e sembra che vogliono giocare insiame a noi e invece poi li chiudono o chiudono i commenti e se ne vanno, secondo me non è giusto perchè a un certo punto sembrava che fossero come noi e invece no. E allora succede che puntiamo i piedi e facciamo lo sciopero, lo sciopero dei blog. Per cui da domani basta riflessioni basta satira arguta basta indagini indipendenti basta andare a scovare la notizia tra la gente, da domani al massimo solo i wallpaper delle fighe i resoconti delle ferie i link ai telefilm pirata le fotine fatte col cellulare alle vetrine dei negozi di Natale le barze sui caramba il podcast cogli amici che commentano la talpa l’utero è mio guardate come vengo bene alla tv via satellite un raccontino erotico scritto da me o in alternativa vi racconto dell’ultima volta che ho scopato con Giorgio o in alternativa una mia foto in bikini fatta sempre col cellulare. Da domani, eh. Perchè noi blogger mica siamo scemi, anzi, siamo un’avanguardia**, e i grandi lo devono sapere.
*Cremonini, credo.
Tags: blog
**E’ una parola che c’era scritta sul sussidiario. Vuol dire che siamo avanti. -
maggio 27th, 2011VitaOggi sono arrivato al dunque su un argomento importante. L’arredamento!
Per quanto riguarda l’arredamento del mio (futuro) appartamento non ci avevo mai tanto pensato.
Primo perché già trovare un buon appartamento, con un prezzo decente, è lavoro duro e che porta via tutto il tempo. Secondo perché non ho particolari esigenze. E infine perché so già che quella sarà soltanto la mia casa temporanea.Infatti mi trasferirò in città soltanto nei mesi in cui studio all’università. Per cui niente di definitivo.
All’inizio non sapevo neanche bene i mobili che erano necessari. A me bastava un divano… Per dormire, mangiare, studiare… No dai un minimo di arredo ci vuole.
Quindi ho fatto come sono abituato uno schemetto di quello che volevo, della sua funzione, del posto dove metterlo e del budget.

Come mi piacerebbe....
Location: monolocale posizionato in mansarda di un palazzo datato ma di recente ristrutturazione. In centro della mia città. Appartamento in affitto che non condivido con nessuno.
Ok ci siamo, inquadrato il posto.Se vi stiate domandando perché non lo condivido ve lo spiego subito. Sinceramente io il lavoro ce l’ho, e prendo anche abbastanza bene. Riesco a portarlo avanti anche studiando all’Università, che ho cominciato tardi rispetto ai ragazzi “normali”. Sinceramente la mia casa natale non è eccessivamente distante dalla città. Potrei (come fa il 99% degli studenti) fare il pendolare. Ma mi sono fatto questo semplice ragionamento. I soldi non mancano, la voglia di stare per conto mio neanche, Il tempo che perderei in treno se facessi il pendolare, lo recupero tutto e lo investo nel mio lavoro, permettendomi di guadagnare di più.
E poi avere un posto in città non è male! Per prima cosa ogni tanto invito qualcuno della facoltà a pranzare con me. Tutti portano qualcosa ed è molto bello passare dei momenti di svago insieme. Per seconda cosa, e forse la più bella
, è che se faccio qualche conoscenza in giro… ho l’appartamento ragazzi! E infine sto per conto mio, tranquillo, non mi rompe nessuno, sono all’ultimo piano quindi è già abbastanza caldo, poi metto il riscaldamento a mille e sono un Signore!
Capito quindi il ragionamento? L’appartamento mi costa 400€, mangiare mangio anche a casa, il tempo che perderei nel trasporto lo recupero in lavoro e quindi arrivo quasi a guadagnare i soldi dell’affitto. In più ho un bel posto, arrivano gli amici della periferia a trovarmi ogni tanto e facciamo festa, ci porto qualche ragazza… che volere di più dalla vita??Mi sono divagato troppo con la location!
Passiamo a quello che volevo: il papà mi aveva consigliato qualche mobile in stile, visto che lui fa il rappresentate anche di una ditta che li produce. Si lo so stavano bene in una mansarda con i travi a vista. Ma a me non piacciono. Voglio qualcosa di moderno! Quindi niente mobili in stile classi, spazio al moderno!
Mi piace molto lo stile minimal, penso sia di origine scandinava, si tipo Ikea.
Quindi ricapitolando: mobili semplici, colori chiari. Ho bisogno di: un tavolo e minimo 6 sedie, poi di un bel divano, un porta tv piccolo, un armadio a 2 ante, una specchiera per il bagno e un armadietto piccolo per asciugamani ed altre cose sempre relative al bagno. La cucina è l’unica cosa che c’è già ed anche il letto. Per gli elettrodomestici sono già a posto (Grazie nonna!!).In quanto alla funzionalità: il tavolo deve essere abbastanza grande, devono starci 6 persone. Non deve essere neanche troppo grande altrimenti non si passa più. Per gli altri mobili c’è poco da dire. Il divano anch’esso non deve essere troppo grande (purtroppo!!).
Budget: beh per il budget sono partito basso. Poi mi sono reso conto che qualche millata serve per forza. Forse riesco a recuperare un armadio che il zio mi regalerebbe. Comunque tra tavolo, sedie, divano e armadietto arriverei tranquillamente a 1000€.
Per il mobile porta tv avevo in mente un’idea particolare, avevo visto da qualche parte dei mobili fatti con dei pezzi “industriali” molto grunge. Tipo un tavolino fatto prendendo un bancale di quelli da carico!
Ecco volevo prendere tipo una cassa in legno e trasformarla in porta tv, oppure un’altra mia stramba idee era di quella di mettere dei mattoni (si proprio quelli per costruire le case) e metterci su un vetro o una tavola di legno.Adesso vediamo dai, intanto cominciamo a girare qualche negozio per vedere se hanno qualche offerta. Disponibilità ce l’ho ma… resto sempre un tirchio!
Tags: arredamento, mobili
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maggio 2nd, 2011Vita
In questo periodo sono circondato da amici e conoscenti che sono diventati da poco mamma e papà. Le prime osservazioni dei “grandi” sono sempe le stesse: <<ma come sono intelligenti i bambini di oggi>>, <
>. Il papà orgoglioso: < >. Insomma una generazione di piccoli geni. In effetti c’è qualcosa da dire. Non si tratta solo dell’orgoglio dei genitori o di coincidenze, oppure come ci spiega la psicologia sociale e la psicologia in generale di un apprendimento comportamentista. Le nuove generazioni nascono nell’era del Web, del satellitare, del digitale terreste, nella c.d. società dell’informazione. L’informazione, le idee, raggiongono chiunque abbia un semplice mezzo di trasmissione, dalla piccola tv al notebook con il wireless. Un fenomeno senza precedenti. Se pensiamo alla sola televisione che nell’era del “miracolo italiano”, fu utilizzata per fare tv-learnig, apprendimento a distanza. Grazie alla tv milioni di persone impararono a leggere e scrivere.
Oggi grazie all’interattività tra utente e macchina i benefici sono di portata enorme, il web 2.0 docet. Ma questa grande mole di informazioni cosa produrrà ? Una generazione di super geni, di futuri imbranati con la testa quadra sempre davanti ad uno schermo ? Oppure non è altro che semplicemente la storia che si ripete ?
Tags: bambini, educazione
